ARTIGIANI DELLA CARITÀ
Relazione di sintesi dei lavori di gruppo
dell’Assemblea di Comunità del 12 gennaio 2025
1. Quali passaggi della lettera AV sulla Carità e sulla fede riteniamo più significativi per la nostra realtà?
Il discorso iniziale della lettera sottolinea l’importanza per noi Cristiani di stare col Signore, con la sua Parola: questo è il primo passo.
L’invito, sull’esempio di Gesù alla compassione verso l’altro, al coinvolgimento, e alla condivisione nella consapevolezza di essere amati e di cooperare all’azione di amore universale di Dio che sta all’origine di tutto. Dobbiamo imparare a entrare nei panni dell’altro.
La carità evangelica nasce dall’Eucarestia che trasforma noi stessi in “Corpo di Cristo” che si dona. Gesù chiarisce, con l’esempio, come avvicinare le persone e “dare noi stessi loro da mangiare” così da non “fare” la carità, ma “farci” Carità.
La Carità è di Cristo, non la inventiamo noi, all’origine della Carità c’è Lui: se Lui si prende cura delle persone è per stringere relazioni con loro, così dobbiamo fare noi; siccome l’altro è diverso da noi, è Gesù che ci dà la forza per fare questo passo, ma ci va l’ascolto di Gesù.
La carità è un impegno di tutti: bisogna condividere l’azione caritativa e non lasciare ai singoli gruppi o ai volontari questo compito perché la Carità è un impegno per tutti.
L’importanza dell’ascolto è ribadita, non è sufficiente solo l’aiuto materiale; la carità va a sanare la povertà di relazioni diffusa nella nostra società, è essenziale la disponibilità all’ascolto con il cuore, e con continuità, delle esigenze dell’altro espresse in parole e silenzi.
La rinuncia a comportamenti individualistici, litigiosi e giudicanti è una componente essenziale dell’esercizio della Carità.
Altro passaggio importante è il riformare il catechismo dei bambini, con il pensare a delle proposte formative per ragazzi e ragazze in età adolescenziale; inoltre è importante fare percorsi di formazione soprattutto per gli adulti.
2. Quali sono le nuove fragilità della nostra Comunità?
Si sono evidenziate alcune fragilità, molte delle quali legate alla vita odierna e al modo di vivere della società, altre dal fatto che c’è un sensibile “allontanamento dalla mentalità cristiana”:
1. la difficoltà delle relazioni e l’emergere della solitudine, della rassegnazione e pessimismo, paura. Dovremmo avere la speranza del Cristo con noi invece siamo “disperati”.
2. l’individualismo evidente, la non apertura verso gli altri, la non accoglienza tra gruppi che frequentano la Comunità;
3. il rischio di isolamento delle persone presente in ogni fascia di età;
4. la frenesia della vita quotidiana che non permette l’ascolto: delle difficoltà del mondo del lavoro, dei giovani e degli anziani, del mondo dell’handicap;
5. è avvertito e sempre più grave il problema della scarsità di persone impegnate nelle varie attività caritative
3. Come la nostra Comunità vive e alimenta la Carità?
Come la nostra comunità vive la carità:
• Ci sono iniziative “simboliche”, ma significative come la raccolta di beni alimentari all’Offertorio durante la S. Messa che ricordano il concetto di Carità.
• Si interviene sui bisogni primari con l’azione soprattutto della Caritas, peraltro sostenuta da aiuti sia dei membri della comunità che da negozianti.
• L’azione dei ministri dell’Eucarestia è preziosa perché offrono il loro tempo anche per un’opera di ascolto continua.
• C’è uno “sportello lavoro” a disposizione di chi chiede, che offre supporto nella ricerca di opportunità lavorative sul territorio.
Per alimentare la Carità:
La Preghiera per gli ammalati è una forma di Carità; qualcuno precisa che oltre pregare si dovrebbero visitare di più gli ammalati come insegnava Gesù.
Si promuove la lettura e l’approfondimento della Parola (es: ci si trova per vedere/vivere insieme la catechesi del vescovo, con successivo approfondimento).
Si è iniziato un cammino volto a sviluppare rapporti di fraternità tra le persone e a sollecitare comportamenti conseguenti che si spera possano concretizzarsi in scelte di accoglienza di respiro ampio.
Si cerca di coniugare il rapporto tra Liturgia, Catechesi, Carità per non lasciare ciascuna di queste tre dimensioni della pastorale sia solo materia degli “specialisti” dei gruppi che le seguono; la nuova mentalità indica che ognuno di noi è chiamato a vivere le tre dimensioni. È un cantiere da costruire e la comunicazione / relazione tra noi è fondamentale. La consapevolezza di questo tipo di esigenza può orientare l’esercizio della carità e connotarla come espressione di una visione profetica e di uno stile rinnovato di accoglienza amorevole.
4. Di quale supporto avrebbe bisogno la Comunità per crescere nella dimensione caritativa?
a) momenti di formazione per poter porre, con maggior consapevolezza e competenza, attenzione ai temi sociali e alle sempre più frequenti fragilità psicologiche;
b) scambio tra realtà diverse per attingere da un più ampio ventaglio di esperienze.
c) disporre di persone e di strutture che diano continuità all’ascolto, perché non resti occasionale.
d) momenti di incontro comunitari per “esercitare e vivere la carità” e essere così testimonianza viva.
e) comunicare tra noi e annunciare con continuità alla Messa di quali beni -alimentari e non- c’è maggiore necessità in Caritas.
Sarebbe importante con il territorio avere un punto di riferimento “terzo”, di natura psicologico, affettivo e formativo cui potersi “affidare” e all’interno del quale confrontarsi per il superamento di fragilità e difficoltà non solo e non sempre materiali.
