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Il mandorlo fiorito – Spunti per riflettere

AMIAMO LA FRATERNITÀ!

Vedete, o amatissimi, l’importanza per noi di essere sobri e vigilanti – come ammonisce il beato principe degli apostoli (cf. 1Pt 5,8) – contro il nostro avversario, il diavolo, il quale ci gira intorno con una tale cura e scruta con una tale vigilanza la nostra condotta, il nostro modo di vita, i nostri bisogni, le debolezze del nostro corpo e del nostro comportamento, gli improvvisi e diversi casi degli eventi e la stessa costituzione della nostra natura, per vedere se in qualche caso egli possa trovare, a partire da noi, accesso a noi e una materia e un’occasione per tentarci!
Ma perché, fratelli, noi siamo così poco solleciti nel cercare gli uni nei confronti degli altri le occasioni di salvezza, in maniera tale che, là dove vediamo che è più necessario, ci veniamo maggiormente in aiuto gli uni gli altri e portiamo a vicenda i pesi dei fratelli? Il beato Apostolo, infatti, esortandoci a ciò dice: Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete alla legge di Cristo (Gal 6,2); e altrove dice: Sopportandovi a vicenda nella carità (Ef 4,2). Ciò che nel mio fratello io vedo di incorreggibile, o per un bisogno, o per la debolezza del suo corpo o del suo comportamento, perché non lo porto pazientemente e perché non consolo volentieri tale fratello, come sta scritto: “I loro fanciulli saranno portati sulle spalle, e sulle mie ginocchia saranno consolati” (cf. Is 49,22; 66,12)? Forse mi manca quella [carità] che tutto soffre, che è tanto paziente da portare e che è tanto benevola da amare (cf. 1Cor 13,4.7)? Questa, in maniera assoluta, è la legge di Cristo, il quale ha veramente preso nella sua passione le nostre malattie e ha portato con compassione i nostri dolori (Is 5 3 ,4), amando coloro che portava e portando coloro che amava. Invece, colui che aggredisce il fratello che si trova nel bisogno e che insidia la sua debolezza, di qualunque genere essa sia, senza alcun dubbio si sottomette alla legge del diavolo e la compie.
E così, fratelli, siamo compassionevoli gli uni con gli altri, amiamo la fraternità, portiamo i pesi gli uni degli altri, combattiamo i vizi! … Infatti, ogni disciplina che cerca l’amore di Dio e che a causa di lui cerca l’amore del prossimo, in qualunque osservanza o abito viva, è molto gradita a Dio. Tale amore, infatti, è quella carità per la quale tutto deve avvenire o non avvenire, essere mutato o non essere mutato. Essa è il principio a motivo del quale e il fine al quale deve essere diretta ogni cosa. Niente infatti viene compiuto in maniera colpevole se avviene, con autenticità, per essa e secondo essa. Che si degni di concedercela colui al quale senza di essa non possiamo piacere, colui senza il quale non possiamo nulla (cf. Gv 15,5), egli che è Dio e vive e regna per i secoli eterni. Amen.
Isacco della Stella, Discorsi 31, 17-21

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