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Il mandorlo fiorito – Spunti per riflettere

PACE
Con il tema della pace tocchiamo il rapporto tra uomo e uomo, tra soggetti umani e altri soggetti non più umani; tocchiamo il luogo dell’accettazione e del rifiuto, le passioni più forti che ci portiamo dentro, quelle unitive e quelle oppositive. Tocchiamo la radice della conflittualità.
Siamo tutti d’accordo nel dire che la pace non è oggetto di dibattito ma è un bene da chiedere, è una via su cui camminare, un bene da perseguire ponendo le premesse necessarie perché sia possibile; o, almeno, perché a questo bene ci si avvicini in maniera che, se non riusciamo ad essere pienamente operatori di pace, non ne siamo però distruttori. Ed è a questo punto che incomincia la sofferenza maggiore. Diciamo, infatti, di voler porre le premesse di pace: ma siamo sicuri di conoscerle nel concreto, di conoscerle nell’oggi, di essere d’accordo su queste premesse? Siamo certi, una volta che fossimo tutti d’accordo, di essere pronti a metterle in opera?
Di fronte a queste domande alcuni dicono che forse possiamo porre soltanto dei segni, senza riuscire ad affrontare il problema in maniera globale e soddisfacente. In ogni caso; ci assale il timore che le premesse della pace, chiarite a fondo e concordate fra tutti, siano impraticabili in un mondo come quello di oggi. Se siamo coerenti, ci chiediamo come sia possibile porre dei segni di pace in un mondo che non offre la possibilità di cambiare se non poche cose.
Ci troviamo; insomma, davanti a delle strade che sembrano impraticabili, utopiche e, nello stesso tempo, percepiamo che la pace è una necessità inesorabile, una questione di vita o di morte.

Card. Carlo Maria Martini

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