8 Agosto 2022
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Il mandorlo fiorito – Spunti per riflettere

RICONOSCIMENTO E RICONOSCENZA

La vita cristiana è l’esistenza di quegli uomini che, animati dallo Spirito, riconoscono nella fede la realtà della Pasqua di Cristo. … Essi sanno, infatti, nella fede, che Gesù è ormai il Signore del mondo e della storia. Egli è, anzi, l’unico Signore. Per questo, i credenti in Cristo non si inginocchiano che davanti a Lui; e dovrebbero essere capaci di prendere le distanze da tutti i tentativi con cui, di epoca in epoca, gli uomini divinizzano e mitizzano altri uomini. … Riconoscendo Gesù come Signore, i cristiani vivono nell’attesa che la sua Pasqua si sviluppi pienamente, quando Cristo verrà in modo definitivo; e il bagliore dell’alba della resurrezione di Gesù diventi, così, luce sfolgorante. Perché questo sviluppo compiuto significa la nostra stessa resurrezione dalla morte e la pienezza della vita, in Dio. I cristiani sono perciò donne e uomini di attesa. Quanti credono in Gesù, lo sperano. Per questo san Paolo, per distinguere coloro che non credono in Cristo da quanti lo riconoscono nella fede, ne parla come di quelli che sono tristi, in quanto «non hanno speranza» (1 Ts 4,13). La vita cristiana è, invece, una vita che attende e che, perciò, spera. … Tale riconoscimento della fede significa, poi, una vita in riconoscenza. Anzitutto, perché la fede non è, in prima battuta e come verrebbe spontaneo di ritenere, il frutto di una libera scelta, di una opzione e di una decisione che i cristiani fanno. Naturalmente, la fede è scelta libera e personale. Ma questa decisione è possibile solo sulla base del fatto che Dio si è lasciato incontrare in Gesù di Nazaret e, particolarmente e in maniera definitiva, nella sua Pasqua. Il cristiano è allora uno che dovrebbe nutrire un costante sentimento di gratitudine, perché Dio gli si è fatto incontro in Cristo. Proprio perché riconosce nella fede Gesù come unico Signore, egli è grato di questo incontro, della sua presenza, della sua vicinanza e della sua parola. Anche a motivo di ciò, nella vita cristiana esistono dei riti, specie quei gesti che si chiamano sacramenti: essi sono dei momenti in cui il Signore continua a rendersi presente e attivo nelle diverse circostanze della vita dei credenti; e questi rendono grazie a Dio per tutto quanto viene donato, per mezzo di Gesù, alla loro esistenza e al mondo intero.
Ma c’è un senso ancora più profondo per cui si può dire che la vita cristiana è esistenza in riconoscenza. Riconoscere, infatti, nella fede, Gesù quale unico Signore significa non solo aderire a Lui dall’esterno, ma entrare in comunione con Lui, partecipare della sua stessa vita. Lo Spirito che scaturisce dalla sua Pasqua e che permette di credere in Lui, riconoscendolo Signore unico ed universale, innesta infatti i cristiani in Cristo e pone Cristo nel cuore stesso dei cristiani. In un incontro intenso, profondo, intimo e indicibile che, tuttavia, non fa perdere la consistenza e l’identità di ognuno. San Paolo può così dire, per esprimere questa esperienza: «non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questa identificazione con Cristo non significa, tuttavia, che egli abbia perso la sua personalità e la sua identità. Anzi, si può dire, all’inverso, che più si approfondisce questa comunione e questa intimità con Cristo, più emerge il volto unico e irripetibile di ogni cristiano.

Roberto Repole, La Vita Cristiana, San Paolo

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