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Per il sacramento della riconciliazione

PER IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
Card. Carlo Maria Martini
Come vivere concretamente il sacramento della riconciliazione?

Io suggerirei che lo si viva come un colloquio penitenziale.
Il colloquio penitenziale è la confessione ordinaria, con la differenza, però, che cerchiamo di distendere le stesse cose un poco di più.
Il colloquio si può descrivere secondo tre momenti fondamentali. Infatti, la parola latina confessio non significa solo andarsi a confessare, ma significa anche lodare, riconoscere, proclamare.

• Il primo momento lo chiamo confessio laudis, confessione di lode.
Invece di cominciare la confessione dicendo “ho peccato così e così”, si può dire “Signore ti ringrazio”, ed esprimere davanti a Dio ciò per cui gli sono grato.
Abbiamo troppo poco stima di noi stessi. Se provate a pensare, vedrete quante cose impensate saltano fuori, perché la nostra vita è piena di doni. E questo allarga l’anima al vero rapporto personale.
Non sono più io che vado, quasi di nascosto, a esprimere qualche peccato, per farlo cancellare, ma sono io che mi metto davanti a Dio, Padre della mia vita, e dico: “Ti ringrazio, per esempio, perché in questo mese tu mi hai riconciliato con una persona con cui mi trovavo male. Ti ringrazio perché mi hai fatto capire cosa devo fare, ti ringrazio perché mi hai dato la salute, ti ringrazio perché mi hai permesso di capire meglio in questi giorni la preghiera come cosa importante per me”.
Dobbiamo esprimere una o due cose per le quali sentiamo davvero di ringraziare il Signore. Quindi il primo momento è una confessione di lode.
Di cosa penso di ringraziare il Signore
Cammino di fede
• Incontri-relazioni segno di Dio
• Il bene della mia vita

• E allora segue quella che chiamo confessione di vita.
In questo senso: non semplicemente un elenco dei miei peccati (ci potrà anche essere), ma la domanda fondamentale dovrebbe essere questa: “Che cosa dall’ultima confessione, che cosa nella mia vita in genere vorrei che non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi dà disagio, che cosa mi pesa”.
Allora vedete che entra molto di noi stessi, entra la vita, non solo nei suoi peccati formali (“ho fatto questo, mi comporto male…”), ma emerge la capacità di andare alle radici di ciò che vorrei che non fosse.
“Signore, sento in me delle antipatie invincibili… che poi sono causa di malumore, di maldicenze, sono causa di tante cose… Vorrei essere guarito da questo. Signore, sento in me ogni tanto delle tentazioni che mi trascinano; vorrei essere guarito dalle forze di queste tentazioni. Signore, sento in me disgusto per le cose che faccio, sento in me pigrizia, malumore, disamore alla preghiera; sento in me dubbi che mi preoccupano…”.
Se noi riusciamo in questa confessione di vita ad esprimere alcuni dei più profondi sentimenti o emozioni che ci pesano e non vorremmo che fossero, allora abbiamo anche trovato le radici delle nostre colpe cioè ci conosciamo per ciò che realmente siamo: un fascio di desideri, un vulcano di emozioni e di sentimenti, alcuni dei quali buoni, immensamente buoni, altri così cattivi da non poter non pesare negativamente. Risentimenti, amarezze, tensioni, gusti morbosi, che non ci piacciono, li mettiamo davanti a Dio, dicendo: “Guarda, sono peccatore, tu solo mi puoi salvare. Tu solo mi togli i peccati”.
Che cosa di me e della mia vita voglio mettere di fronte alla misericordia di Dio
• In che cosa di me e quando mi sembra di vivere in autonomia da Dio? Quali resistenze?
• In quali ambiti della mia vita noto che il “nemico” mi sta attaccando e sta vincendo?
• Serietà nelle scelte e nel lavoro
• Relazioni con gli altri: Mi accorgo di quali relazioni sono seducenti e strumentali? Disponibilità e dono di sè/chiusura di sé

• Il terzo momento è la confessione della fede, la confessio fidei.
Questo momento ci aiuta a capire che non serve a molto fare uno sforzo da parte nostra: bisogna che il proposito sia unito a un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito.
La confessione non è soltanto deporre i peccati, come si depone una somma su un tavolo. La confessione è deporre il nostro cuore nel cuore di Cristo, perché lo cambi con la sua potenza.
Quindi la confessio fidei è dire al Signore: “Signore, so che sono fragile, so che sono debole, so che posso continuamente cadere, ma tu per la tua misericordia cura la mia fragilità, custodisci la mia debolezza, dammi di vedere quali sono i propositi che debbo fare per significare la mia buona volontà di piacerti”.
Da questa confessione nasce allora la preghiera di pentimento: “Signore, so che ciò che ho fatto non è soltanto danno a me, ai miei fratelli, alle persone che sono state disgustate, strumentalizzate, ma è anche un’offesa fatta a te. Padre, che mi hai amato, mi hai chiamato”.
È un atto personale: “Padre, riconosco e non vorrei mai averlo fatto… Padre, ho capito che…”.
Una confessione fatta così non ci annoia mai, perché è sempre diversa; ogni volta ci accorgiamo che emergono radici negative diverse del nostro essere: desideri ambigui, intenzioni sbagliate, sentimenti falsi.
Alla luce della potenza pasquale di Cristo ascoltiamo la voce: «Ti sono rimessi i tuoi peccati… pace a voi… pace a questa casa… pace al tuo spirito…».
Nel sacramento della riconciliazione avviene una vera e propria esperienza pasquale: la capacità di aprire gli occhi e di dire: «E il Signore! ».
Rinnovo la mia fede nel Signore perché la mia vita sia guidata da Lui
In che cosa chiedo aiuto?
• Quali desideri e progetti voglio consegnarGli?
• Su quale progetto voglio concentrare il mio cammino di conversione e di fiducia?
• Chi voglio affidare al Signore?

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Per la Celebrazione personale del Sacramento della Riconciliazione / Confessione d. Luciano è disponibile prima delle Messe del Sabato e della Domenica in chiesa; durante la settimana in casa parrocchiale.

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