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Caritas

Emergenza Ucraina – Aggiornamento

La Caritas diocesana, che sta seguendo passo a passo la guerra in Ucraina, ci dà aggiornamenti e indicazioni utili per aiutare la popolazione ucraina:

La situazione è ancora estremamente fluida e quindi risulta molto difficile riuscire ad intravvedere con precisione tempi, modi, occasioni e bisogni sia delle persone che restano in Ucraina sia di quelle che la stanno lasciando.
Il principale strumento al momento è la raccolta di fondi. A tal fine è possibile fare un versamento sul conto che risponde alle seguenti coordinate bancarie: IT 06 D 06085 30370 000000025420 (Banca di Asti – filiale Chivasso) intestato ad ARCIDIOCESI DI TORINO – CARITAS con causale emergenza Ucraina 2022.
Si può poi incominciare ad organizzarsi per l’accoglienza dei profughi, ma senza dimenticare  la forza della preghiera, singola e comunitaria, che va mantenuta e coltivata, sapendo allargare lo sguardo dall’Ucraina ai molti conflitti ancora attivi in tantissime parti del mondo. Una preghiera per la pace, una preghiera per le vittime, una preghiera anche per gli aggressori.
  • RACCOLTA DI RISORSE
    Sono molto necessarie risorse di natura economica. Si può fare riferimento alla rete internazionale Caritas che si è organizzata sia per sostenere l’impegno delle Caritas nazionali e locali che lavorano ai confini con l’Ucraina che per predisporre le accoglienze di sfollati o profughi in Italia.
    Sul primo obiettivo è attiva una rete che collega tutte le Caritas Nazionali del mondo per trasferire velocemente somme economiche in risposta ad appelli circostanziati delle Caritas impegnate in prima linea (che richiedono i fondi necessari per l’acquisto di materiali specifici), riducendo così i tempi a pochi giorni di attesa.
    Anche le risorse di natura materiale – cibo e medicine, soprattutto – sono utili nelle aree colpite dalla guerra o attive nel sostegno a chi scappa, ma la loro raccolta ed invio presentano varie complessità logistiche, gestionali e di buona destinazione. Sul territorio diocesano torinese ci sono alcune grandi organizzazioni ben conosciute che stanno facendo questo servizio con precisione e competenza, tra cui ricordiamo il Sermig e la Comunità di Sant’Egidio. È sempre possibile dare anche a loro una mano, ma con l’importante avvertenza di contattarli prima di organizzare qualsiasi raccolta per capire di cosa effettivamente ci sia necessità.

 

  • ACCOGLIENZA DI PERSONE
    Nessuno ha idea di quante potranno essere le persone che arriveranno nelle prossime settimane in Italia: in Piemonte si ipotizza l’arrivo di circa 70.000 persone, in larghissima maggioranza donne con bimbi o sole, anziani, o minori da soli (specie provenienti dagli orfanotrofi);
    Su questo punto pare davvero importante non procedere con percorsi autonomi, ma solo coordinandosi a livello ecclesiale e con la Regione .  La disponibilità di accoglienza da parte dei privati e delle famiglie è di qualità ed adeguata alla tipologia di sfollati che ci prepariamo ad accogliere, ma richiede che intorno alla famiglia accogliente ci sia una rete prossimale pubblica e privata in grado di offrire tutti i servizi che questa accoglienza necessita: interpretariato, capacità di indirizzo per documentazioni varie, sostengo all’inserimento temporaneo …. Per questo non è opportuno partire lancia in resta, ma occorre prima organizzare bene tutti gli elementi. Non sappiamo per quanto tempo sarà necessario garantire accoglienza, ma è ragionevole pensare un lasso di tempo tra i sei e i dodici mesi. Vista questa necessità sono da privilegiare le offerte di alloggi autonomi più che di posti nella stessa casa di residenza, ammobiliati e dotati degli impianti ed utenze necessarie. Ad oggi non è previsto alcun rimborso spese per le famiglie ma il Governo nazionale sta ragionando sulla possibilità di “venire incontro” al privato.
    Per il momento possiamo segnalare i dati della disponibilità (nomi, indirizzi, contatti, tipologia di sistemazione abitativa, …) alla Pastorale dei Migranti  utilizzando la mail segnalazioni@upmtorino.it.

Come tutti possiamo vedere dai reportage giornalistici, le persone in fuga sono davvero molto provate. Non cercano tanto un luogo dove mettere le radici, quanto una condizione temporanea per ripararsi. Soffrono molto nel cuore e nella mente. Hanno dunque necessità che a fianco degli aiuti materiali vengano sostenuti “dentro”. L’accoglienza dovrà necessariamente prevedere questi elementi, che non possono essere demandati solo agli operatori dei C.A.S. o alle famiglie ospitanti: servirà una mobilitazione della comunità intera che si faccia sentire a fianco delle persone.

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