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Il mandorlo fiorito – Spunti per riflettere

CULTURA DEMOCRATICA

Se la vita cristiana è una vita fraterna aperta e desiderosa, perciò, di offrire la sapienza evangelica che proviene dal riconoscimento di Cristo, come tesoro anche per la costruzione della città degli uomini, allora non si può pensare che possa disinteressarsi della dimensione politica.
Una certa enfasi, tra i cristiani di oggi, sui temi della spiritualità o della vita interiore potrebbe alla lunga portare a ritenere, in modo equivoco, che la vita cristiana si possa costruire al margine della vita politica; e che lo spirituale cristiano non assuma tutta la bellezza e il peso dell’umano. Il disgusto per i molti soprusi e le forti inadempienze di tanti fra quanti “fanno politica” di questi tempi potrebbero, poi, facilmente offrire ulteriori motivi per assecondare questa tentazione. Per non parlare dei modi biechi di certa opinione pubblica, quando considera che ogni idea o proposta, per il bene di tutti, che proviene dai cristiani è sempre e comunque sospetta e irrispettosa della laicità dello stato.
Insomma, per un motivo o per l’altro, si potrebbe veicolare l’idea che la vita cristiana sia una “vita da sacrestia”. Ma questa – lo si è compreso – non è una reale ed evangelica vita cristiana. Il suo cuore è la Pasqua di Cristo e, dunque, il riconoscimento che Gesù è il Signore di tutto. Non si può credergli ed essere innestati in Lui senza operare, perciò, affinché questo faccia germogliare tutta la vita, in tutte le sue dimensioni. Anche quelle che concernono la dimensione politica, che governa quegli stati e quelle città di cui i cristiani sono cittadini, come tutti gli altri.
Ora, oltre al fatto che la politica – come si è detto – non è più direttamente orientata dalla fede cristiana, va considerato che si svolge oggi, per lo più, secondo il modello democratico. I cristiani, pertanto, non possono esprimere uno dei tratti fondamentali della loro esistenza, senza prendere atto, fino in fondo, di questo importante mutamento che coinvolge le strutture, come la coscienza stessa degli uomini.
Ci sono stati momenti in cui, in contesti monarchici, i cristiani fecondavano la società di cui facevano parte e la vita politica che vi presiedeva, dialogando anzitutto con il monarca di turno, affinché lui per primo accogliesse il vangelo. Qualunque sia il giudizio che oggi si può dare di questa prassi, non si può negare che si inseriva in un mondo totalmente diverso dal nostro.
Oggi si vive in democrazia. Questa rappresenta una grande opportunità per chi desidera vivere la vita cristiana. Perché in stati democratici, i cristiani hanno la libertà di esprimere e celebrare la loro fede, senza pericolo di essere perseguitati o ghettizzati; hanno la possibilità di dire quel che pensano, senza venire per questo condannati; possono anche svolgere le loro attività educative, senza incorrere in qualche pena; riescono a svolgere attività caritative, che derivano dal loro essere innestati in Cristo e possono venire anche apprezzati e richiesti, per questo.
Ci si è abituati a tutto ciò. Ma, non è detto che debba essere sempre così, né che lo sia stato sempre. La Lettera a Diogneto di cui si è parlato, così come alcune parole forti di Gesù, che invitano i discepoli a ricordare di poter essere rifiutati e addirittura uccisi perché suoi seguaci, lo testimoniano abbondantemente. Del resto, ci sono luoghi nel mondo, in cui ancora oggi si rischia la vita se si è cristiani.
La cultura democratica può rappresentare, perciò, una grande risorsa per la vita cristiana. Essa ha, però, anche i suoi presupposti. Ad esempio quello della pari dignità di tutte le idee, da qualunque parte provengano, nel momento in cui rispettano le leggi vigenti; o quello della laicità, per cui tutte le fedi hanno diritto di cittadinanza; o il presupposto dato dal fatto che le decisioni vengono prese sulla base della maggioranza.
È in questo contesto e all’interno di questa cultura che i cristiani debbono oggi offrire il loro contributo alla costruzione della società e al buon andamento della vita politica. Ciò richiede ovviamente che la modalità secondo cui essi lo fanno, non può non sentirsi interpellata da questa stessa cultura. Dei cristiani che pensassero, ad esempio, di poter offrire le loro idee sul buon funzionamento della società, sul modo di trattare i carcerati, su come educare le nuove generazioni, su una istituzione come il matrimonio, sulle condizioni dei lavoratori… senza fare i conti con le strutture democratiche e su come esse hanno informato la coscienza delle donne e degli uomini di oggi, rischierebbero di mortificare un aspetto importante della vita cristiana.
Questo come gli altri mutamenti evocati invitano, pertanto, a mettere in evidenza alcuni tratti che la vita cristiana dovrebbe assumere oggi, per essere realmente praticabile, vitale e umanizzante.

Roberto Repole, La Vita Cristiana, San Paolo

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